ILARIA MACCHI
arte e cultura contemporanea
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Carlo Nigra. Uno sguardo contemporaneo
Tipo di progetto
Mostra
Data
Dal 25 giugno al 24 luglio 2022
Luogo
Villa Nigra, Miasino (No)
Ruolo
Curatrice
Artisti
Sara Manzan
Erjon Nazeraj
Fabio Roncato
Paola Tassetti
Gosia Turzeniecka
Con
Asilo Bianco
Link
La produzione dell’Architetto Carlo Nigra è estremamente variata: edifici sacri e profani, ville e cappelle, disegni, schizzi e acquerelli, fotografie e guide turistiche. Un corpus dalla natura multiforme che costituisce l’eredità di una personalità complessa, poliedrica, appassionata. Una personalità capace di guardare al mondo con sguardi molteplici, saldamente calati nella propria epoca ma al tempo stesso estremamente moderni.
Lo sguardo trasformatore del progettista, che interviene sull’esistente e crea nuovi punti di vista, generando una visione inedita e iconica del territorio.
Lo sguardo del fotografo, capace di fissare luce e istanti, catturando orgogliosamente l’immagine delle proprie creazioni e della propria famiglia.
Lo sguardo dello studioso, pronto a trascrivere su carta quel che l’occhio coglie scivolando lungo le forme sinuose di architetture barocche e decorazioni in ferro battuto.
Lo sguardo dell’uomo eclettico che indaga la realtà sperimentando alpinismo, automobilismo, motonautica, musica.
Carlo Nigra. Uno sguardo contemporaneo attiva un dialogo tra gli sguardi di Nigra e quelli degli artisti contemporanei Manzan, Nazeraj, Roncato, Tassetti e Turzeniecka, accomunati dalla ricerca sul paesaggio e sull’interazione tra uomo e territorio.
La capacità di osservare la realtà attraverso diversi filtri e strumenti (cognitivi e oggettuali) fa di Nigra un intellettuale consapevole del proprio tempo, in cui la fascinazione per le nuove tecnologie non osta lo studio del passato. Una molteplicità di sguardi che invera l’intenzione di progettare, valorizzare, conservare, trasformare.
La mostra si propone di restituire la consapevolezza, maturata da Nigra, che il paesaggio è la sintesi tra intervento dell'uomo e ambiente naturale, che egli documenta con la parola, il disegno e soprattutto l'immagine fotografica.
Alla sezione storica della mostra, costituita da fotografie, disegni e progetti autografi, si affiancano opere contemporanee che prendono le mosse dai molteplici punti vista suggeriti da Nigra continuandone la ricerca, in un passaggio di testimone dal passato alla contemporaneità e al futuro.
La ricerca artistica dei contemporanei in mostra propone, in maniere diverse ma complementari, la scrittura di nuovi modelli per leggere la realtà.
Ritagli del XX secolo e Mundus patet di Sara Manzan, sono due “globi” che si fronteggiano. Uno, tridimensionale, è il modello reale del mondo in piccola scala; l’altro, bidimensionale, emerge da un fondo grigio che ne disegna il contorno e si configura come un globo circolare totalmente bianco, privo qualsiasi tipo di segno che possa delinearne un modello.
Manzan intende, con il suo lavoro, suggerire una riflessione sulla possibilità di disegnare e scrivere canoni inediti, partendo appunto dal globo-foglio bianco, riconnettendosi così al lavoro di Nigra. Con il suo pensiero architettonico Carlo propose un nuovo modello, sia disegnando (partendo quindi dal foglio bianco, immaginando porzioni di globo) che fotografando. L’esplorazione vasta, dettagliata e continua, la registrazione della realtà mediante mappature, disegno, fotografia e scrittura, fanno di Nigra un innovatore sia nel metodo che nella concezione del paesaggio e della sua relazione con l’uomo.
È dalla Terra che abbiamo tratto le fisionomie del mondo che ci circonda oppure sono gli uomini ad avergli dato forma nel corso della storia e attraverso l’evoluzione della cultura? L’evoluzione delle mappe geografiche testimonia il cambiamento: qual è il modello che si configura oggi ai nostri occhi? Manzan propone un sentiero, un processo che da cui nascono nuove riflessioni, uno spazio bianco attorno al quale riflettere.
Per Manzan il territorio è una costruzione sociale orientata dalla cultura. In questo senso l’architettura gioca un ruolo chiave nel dare direzione alla comunità abitante su che tipo e che grado di ibridazione con la Natura instaurare. Le architetture di Nigra presenti sul territorio del Lago d’Orta hanno contribuito e contribuiscono tuttora in maniera concreta alla costruzione della relazione tra luogo e abitanti o visitatori. Nigra ha assunto il ruolo dell’uomo-portatore di cultura all’interno dell’ambiente naturale, guidandolo nella sua trasformazione in paesaggio culturale.
Il trittico Habitus, di Erjon Nazeraj, ha come protagonista la maestosità della roccia. Le foto sono state scattate nella cava di marmo di Orto di Donna, in Toscana, una cava quasi esaurita in cui l’artista trova quel silenzio assoluto che gli permette di prendere pienamente possesso della scena. Un palcoscenico naturale che Nazeraj usa come scenografia per un’opera in tre atti, in cui il tempo è immobile.
Habitus deriva dal latino habito, frequentativo di habeo (avere) che significa quindi soler avere, abitare, dimorare. La parete di roccia diventa abitazione e rifugio, la coperta termoisolante protegge dal freddo, è legata a contesti di emergenza.
La maestosità della enorme parete di marmo è paragonabile a quella della facciata della Chiesa di San Rocco, a Miasino, di cui Nigra progettò il completamento nel 1928. L’edificio sacro di Miasino è tra le più grandi chiese del Novarese e stupisce per grandiosità e imponenza. La chiesa è anch’essa rifugio, dimora della spiritualità, ma anche sfoggio di ricchezza. Marmi, ori e decorazioni sono simboli di potere che compaiono nell’opera di Nazeraj spogliati della forma in cui siamo soliti ammirarli negli edifici sacri. Sono qui nella loro componente più basilare e umana, entrano nella biografia dell’artista in cammino. Con gli occhi celati dalla coperta termica l’essere umano avanza, passo dopo passo. Sa di procedere verso una meta, ma non ne conosce il percorso.
Al contrario della parete di roccia della cava, in cui il tempo esiste solo nel momento in cui l’uomo mette in scena un’azione, e può quindi appartenere a qualsiasi tempo si voglia, l’architettura ha un suo tempo, che è tempo naturale e tempo culturale. Come scrisse l’architetto Mario Botta “Costruire è di per sé un atto sacro, è un’azione che trasforma una condizione di natura in una condizione di cultura; la storia dell’architettura è la storia di queste trasformazioni”. Diventa dunque condizione imprescindibile per l’architettura, così come lo fu per Carlo Nigra, muovere dal riconoscimento della sacralità della Natura per contribuire alla definizione del paesaggio contemporaneo. Sacralità rintracciata anche nel contesto più intimo della famiglia, dove l’architettura diventa pretesto e mezzo per ritrarre Madre e Padre, ma anche il luogo di lavoro (Fabbrica) e quello del riposo (Casa).
Madre raffigura la casa di infanzia di Nazeraj, costruita da suo padre a Patos (Albania) nei primi anni Ottanta. La forma semplice e cubica è quella tipica dell’architettura mediterranea ma richiama anche la visceralità del rapporto con la madre. Al contrario, Padre è una torre, un’architettura eretta, per conoscere la quale è necessario utilizzare una ripida scala. Ma la torre è anche un elemento visivo frequente nelle pianure della prefettura di Fier, punteggiata di impianti di estrazione di petrolio.
Anche in questo caso il percorso autobiografico dell’artista muta in collettività, in un cortocircuito visivo che unifica edificio ed emozione, forma e sensazione. L’architettura rispecchia le persone che le abitano e la loro cultura, e viceversa, attivando una riflessione su architettura di necessità e architettura di rappresentanza. Lo “stare nel luogo” assume connotati concreti oppure spiritual-simbolici. In alcuni casi, come in quello di Villa Nigra, dalla funzione abitativa si è passati a quella simbolica, come luogo di riconoscimento di una comunità.
L’identità di una comunità all’interno del paesaggio è costruita sulle sue particolarità, sulle condizioni che le determinano e su come esse vengono percepite da chi le abita. Questo il punto di partenza di The ocean at the antipodes di Fabio Roncato, opera nata nel 2019 a Padova. Gli antipodi del quartiere Arcella, nella periferia della città, sono stati calcolati e localizzati in un punto specifico del Pacifico nelle prossimità della Nuova Zelanda. L’immagine è stata acquisita attraverso l’uso di un satellite commerciale (visibile, in nero, la curvatura terrestre), consegnata a una agenzia di stampa e affissa sui cartelloni pubblicitari del quartiere.
La possibilità di osservare ciò che esiste alla maggior distanza possibile, all’antipodo geograficamente esatto, permette di operare un cambio di prospettiva inaspettato. Stimolando l’immaginazione dell’osservatore gli esiti e le interpretazioni possono variare: guardare la realtà con occhi nuovi genera consapevolezza del reale e delle distanze, cambia la percezione di ciò che ci circonda espandendone gli orizzonti. Un’opportunità, questa, resa possibile dall’uso di strumenti scientifici e tecnologici che all’epoca di Nigra erano probabilmente immaginati ma lontani dall’essere realizzati (il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, fu mandato in orbita intorno alla Terra nel 1957). Strumenti che almeno nella componente esplorativa della ricerca di Roncato non possono sostituire l’esperienza diretta. Allo stesso modo l’architetto Nigra esplorò i dintorni con una non comune sensibilità per il paesaggio, che si estende fino agli aspetti geografici se si considera la sua attività di turista automobilistico e di redattore di guide pubblicate per l’Automobile club di Torino.
Ma il lavoro dell’architetto si avvicina a quello di Roncato soprattutto nella misura in cui si colloca nello spazio con consapevolezza e genera nuovi punti di osservazione, creando luoghi, fisici o interiori, da cui poter guardare lontano: la torretta di Villa Nigra, il campanile della Basilica di San Giulio, una finestra che sfonda dall’altra parte del Pianeta.
La ricerca di Paola Tassetti manifesta la sacralità della Natura, alzando ovazioni al paesaggio e invitando alla sua osservazione.
APERIO ŏcŭlus NIGRA = aprire gli occhi, è un dispositivo capace di riattivare lo sguardo di Nigra e di direzionare quello degli osservatori contemporanei. Due grandi occhi (uno architettonico e l'altro paesaggistico, l'uno polifemico con sguardo unico verso la progettazione, l'altro con sguardo ampio verso la natura) creano un portale spazio temporale tra il tempo di Nigra e quello di oggi, se non a quello futuro. Un invito a osservare con sguardo mistico e cuore pieno giardino e Natura.
Occhi che affacciano dal loggiato di Villa Nigra sul giardino, dove l’architetto scattò alcune delle fotografie in mostra come Casa Nigra con giardino, dove una donna siede all’ombra delle camelie che Carlo fece mettere a dimora, ancora esistenti; o il ritratto di famiglia in posa davanti alla casa nel 1903.
La sacralità di alberi e rocce è celebrata dai TENDARI RITUALI - SUPRATENTORIUM {oltre il giardino} e da ARAZZO RITUALE {oltre il giardino}, testimonianze di una fede originaria e istintiva, rivolta al proprio stato di giardino interiore. Ringraziamenti al paesaggio e all’energia ristoratrice di alberi, montagne e colline che devono passare anche dalla loro cura in un dare e avere: proteggere per essere protetti, amare per essere amati. Come non essere grati al grande Taxodium e agli altri alberi secolari presenti nel parco di Villa Nigra? Come dimostra il ricchissimo lavoro di Sofia Inghilleri, Il Giardino di Villa Nigra a Miasino sul Lago d’Orta. Analisi critica, rilievo botanico e linee guida per un futuro progetto di conservazione e gestione, corredato di un catalogo aggiornato di tutte le specie presenti nel parco, la presenza di diversi esemplari secolari rende Villa Nigra un luogo di grande valore non solo dal punto di vista architettonico ma anche da quello paesaggistico e botanico. Sappiamo che Nigra si occupò dell’assetto degli spazi verdi dall’esistenza di un suo schizzo della planimetria del giardino all’italiana e del parco, con indicazione delle varietà arboree presenti. Lui stesso ne scrisse una descrizione nel 1940 annoverando la presenza di “un giardinetto piantato a camelie, a magnolie e ad altre piante da fiori sistemate in aiuole racchiuse tra vialetti inghiaiati”, un frutteto e un’ampia vasca adibita a peschiera.
Non può prescindere dal rapporto diretto con il contesto naturale il lavoro di Gosia Turzeniecka, una ricerca sul paesaggio composta di istanti. Il gesto istintivo e veloce traccia sulla carta segni ad acquerello che altro non sono se non la visione diretta dell’artista. Non si tratta dunque del trasferimento di un pensiero sul foglio, ma piuttosto di una registrazione istantanea della realtà. Le opere in mostra, Villa Nigra 25-06-22 e Polaroid, contrastano per dimensioni ma nascono dalla stessa necessità di calarsi nel contesto naturale o architettonico, immergendosi nella dinamicità dei movimenti intorno, del vento e delle sensazioni. Se nel piccolo formato delle Polaroid il gesto è controllato seppur veloce, nel grande formato l’artista affida parte dell’esito alla casualità. L’uso di una prolunga per gestire il pennello offre infatti meno controllo del movimento e costringe ad accettare un certo margine di errore. Turzeniecka dà un input e lascia che il segno abbia una sua autonomia, comprese sgocciolature ed errori.
La maggior parte delle opere dell’artista nasce en plein air, così come le decine di schizzi e disegni realizzati da Nigra e oggi conservati nel fondo de Andrade del Gabinetto Disegni e Stampe di GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. La ricerca dell’architetto si è nutrita di numerosissimi viaggi in Piemonte e Val d’Aosta finalizzati allo studio di edifici medievali e barocchi mediante il disegno, talvolta accompagnato da scatti fotografici. Due diverse modalità di cogliere istanti di realtà che coesistono nel lavoro di Nigra e in quello di Turzeniecka nella sua volontà di registrazione del reale.
Carlo Nigra. A modern outlook
The architect Carlo Nigra's work is extremely varied and includes sacred and secular buildings, villas and chapels, drawings, sketches, watercolours, photographs and tourist guides. An eclectic body of work that reveals the legacy of a complex, multifaceted, passionate personality. A personality capable of looking at the world from multiple perspectives, who was firmly grounded in his own era yet extremely modern at the same time.
The transformative outlook of the designer, who works with what’s there and creates new points of view to produce a novel, iconic vision of the local area.
The outlook of the photographer, freezing light and moments in time, and proudly capturing the image of his own creations and his own family.
The outlook of the scholar, ready to transcribe on paper what the eye glimpses as it glides along the sinuous forms of Baroque architecture and wrought-iron decorations.
The outlook of an eclectic man who explored reality by experimenting with mountaineering, motoring, boating and music.
Carlo Nigra. A modern outlook starts a dialogue between Nigra's outlook and those of the contemporary artists Manzan, Nazeraj, Roncato, Tassetti and Turzeniecka, who are joined in their study of the landscape and the interaction between human beings and the land.
The ability to observe reality through different filters and tools (cognitive and object-oriented) made Nigra an intellectual aware of his own time, in which his fascination for new technologies did not hinder his study of the past. A multiplicity of perspectives that brings to life the intention to design, enhance, conserve and transform.
The exhibition aims to re-establish the awareness -mastered by Nigra- that landscape is the synthesis between human intervention and the natural environment, which he documented in word, drawing and above all through photographic images.
The historical section of the exhibition, consisting of photographs, drawings and personal projects, is complimented by contemporary works that originate from Nigra’s multiple viewpoints, in a passing of the baton from the past to the contemporary and the future.
These contemporary artists propose different but complementary new models for interpreting reality.
In ***titolo opera***, by Sara Manzan, two "globes" face each other. The three-dimensional one is the actual model of the world on a small scale, whilst the other two-dimensional one emerges from a grey background outlining its contours. It is completely white and devoid of any markings that could give it a shape
Through her work, Manzan aims to reflect on the possibility of drawing and writing unpublished canons, starting from the white globe-sheet, reconnecting in this way with Nigra's work. With his architectural thinking, Carlo proposed a new model, both through drawing (starting from the blank sheet, imagining portions of the globe) and through photography. His vast, detailed and continuous exploration and recording of reality through mapping, drawing, photography and writing made him an innovator, both in his methods and in his conception of the landscape and its relationship to man.
Have we adopted the features of the world around us from the Earth, or have we shaped them through history and the evolution of culture? The evolution of geographical maps testifies to the change: what is the model that we see today? Manzan proposes an itinerary, a process from which new reflections arise, a white space around which to reflect.
For Manzan, the geography is a social construct guided by culture. In this way, architecture plays a key role in directing the community in the kind and extent of hybridisation that can be established with nature. Nigra's architecture in the Lake Orta area continues to contribute concretely to the building of the relationship between place and inhabitants or visitors. Nigra took on the role of carrier of culture within the natural environment, guiding it in its transformation into a cultural landscape.
The triptych Habitus, by Erjon Nazeraj, features the grandeur of rock. The photos were taken in the marble quarry in Orto di Donna, Tuscany, an almost exhausted quarry where the artist finds complete silence that allows him to take full possession of the scene. A natural stage that Nazeraj uses as a backdrop for a three-act play in which time stands still.
Habitus derives from the Latin habito, or habeo, meaning wanting to have, to inhabit or to dwell. The rock wall becomes a home and a refuge, and the thermal insulating blanket, with its links to emergency contexts, protects from the cold.
The majesty of the enormous marble wall can be compared to the façade of the Church of San Rocco in Miasino, which Nigra designed in 1928. This astonishingly grand, sacred building in Miasino is one of the largest churches in the Novara area. It is also a refuge, a dwelling for spirituality, as well as a display of wealth. Marble, gold and decorations are symbols of power that appear in Nazeraj's work, stripped of their form that we usually admire in sacred buildings. They appear here in their most basic and human component. With eyes hidden by the thermal blanket, a human being advances, step by step, knowing they’re heading for a destination, but not knowing the way.
Unlike the rock wall of the quarry, where time is only a function of human action, and so can belong to any historical time, architecture has its own natural and cultural time. As the architect Mario Botta wrote "Building is in itself a sacred act; it is an action that transforms a condition of nature into a condition of culture; the history of architecture is the history of these transformations." It is an essential condition for architecture -as it was for Carlo Nigra- to recognise the sacredness of nature and to contribute to define the contemporary landscape. Sacredness is also found in the most intimate context of the family, where architecture becomes a pretext and a means to portray Madre and Padre, but also the workplace (Fabbrica) and the home (Casa).
Madre depicts Nazeraj's childhood home, built by his father in Patos (Albania) in the early 1980s. The simple cubic shape is typical of Mediterranean architecture but also recalls the visceral nature of the relationship with the mother. In contrast, Padre is a tower, an erected structure, which requires the use of a steep staircase to explore it. But the tower is also a frequent visual feature in the plains of the Fier county, which is dotted with oil extraction facilities.
Here the artist's autobiographical journey also morphs into community, in a visual short circuit that unites building and emotion, form and sensation. Architecture reflects the people who live there and their culture, and vice versa, sparking a reflection on the architecture of necessity and representative architecture. "Being in a place" takes on concrete or spiritual-symbolic connotations. In some cases, like Villa Nigra, the residential function has turned into a symbolic one, as a community’s place of recognition.
The identity of a community within the landscape is built on its peculiarities, on the conditions that determine them and on how they are perceived by those who live there. This is the starting point for The ocean at the antipodes by Fabio Roncato, created in 2019 in Padova. The antipodes of the Arcella district, on the outskirts of the city, have been calculated and located in a specific point in the Pacific near New Zealand. The image was acquired through the use of a commercial satellite, delivered to a news agency and posted on billboards in the neighbourhood.
The possibility to observe what exists at the greatest possible distance, the exact geographical antipode, allows for an unexpected change of perspective. By stimulating the observer's imagination, results and interpretations can vary. Looking at reality through new eyes generates awareness of what is real and of distances. It changes the perception of what surrounds us by expanding the horizons. This was made possible by the use of scientific and technological instruments that in Nigra’s time were probably imagined but far from being realised (the first artificial satellite, Sputnik 1, was sent into orbit around the Earth in 1957). These are tools that, at least in the exploratory component of Roncato's work, cannot replace direct experience. Similarly, Nigra explored the surroundings with an uncommon sensitivity for the landscape, thanks to his activity as a motorist and editor of guides published for the Turin Automobile Club.
But the architect's work comes close to Roncato’s particularly in its awareness of space and in the way it generates new points of observation, creating physical or internal places from which to look far: the turret of Villa Nigra, the bell tower of the Basilica of San Giulio, a window that breaks through on the other side of the planet.
Paola Tassetti's work shows the sacredness of nature, celebrating the landscape and inviting it to be observed.
APERIO ŏcŭlus NIGRA = aprire gli occhi, is capable of reactivating Nigra's gaze and directing the gaze of contemporary observers. Two large eyes (one looking at the landscape, one at the architecture), create a space-time portal between Nigra’s time and the present, if not the future. It is an invitation to observe the garden and nature with a mystical gaze and a full heart.
The eyes overlook the garden from the portico of Villa Nigra, where the architect took some of the photographs on display such as Casa Nigra con giardino, with a woman sitting in the shadow of the camellias that Carlo planted, and which still grow today, or the portrait of a family posing in front of the house in 1903.
The sacredness of trees and rocks is celebrated by TENDARI RITUALI - SUPRATENTORIUM {oltre il giardino} and by ARAZZO RITUALE {oltre il giardino}, proof of an original, instinctive faith, aimed at the state of our own inner garden. Giving thanks to the landscape and the restorative energy of trees, mountains and hills that must also pass from their care into a give and take: to protect and be protected, to love and be loved. How can we not be grateful to the great Taxodium and the other ancient trees that grow in the park of Villa Nigra? As evidenced by the rich work of Sofia Inghilleri, Il Giardino di Villa Nigra a Miasino sul Lago d’Orta. Analisi critica, rilievo botanico e linee guida per un futuro progetto di conservazione e gestione (The Villa Nigra Garden in Miasino, Lake Orta. Critical analysis, botanical survey and guidelines for future conservation and management), which is accompanied by an updated catalogue of all the species in the park, several centuries-old trees make Villa Nigra a place of great value not only from an architectural point of view but also from a landscape and botanical point of view. We know that Nigra took care of the layout of the green spaces from his sketch of the Italian-style garden and the park, with instructions for the tree varieties that grow today. He wrote a description of it in 1940, mentioning the presence of "a small garden planted with camellias, magnolias and other flowering plants arranged in flower beds enclosed between gravel paths", an orchard and a large pool used as a fish pond.
Gosia Turzeniecka’s work, a study of the landscape made up of individual moments, cannot ignore the direct relationship with the natural context. The instinctive, quick strokes trace watercolour marks on the paper that are nothing more than the direct vision of the artist. It is not a question of the transfer of a thought onto paper, but rather of an instantaneous recording of reality. The works on display, Villa Nigra 25-06-22 and Polaroid, are contrasting sizes but arise from the same need to immerse oneself in the natural or architectural context, in the dynamism of the surrounding movements, the wind and sensations. If in the small format of the Polaroids the stroke is controlled albeit fast, in the large format the artist leaves part of the outcome to chance. The use of an extension to manage the brush offers less control of movement and forces the artist to accept a certain margin of error. Turzeniecka gives an input and lets the mark have its own autonomy, including drippings and errors.
Most of the artist's works were created outdoors, as well as the dozens of sketches and drawings made by Nigra and now preserved in the de Andrade del Gabinetto Disegni e Stampe di GAM - Civic Gallery of Modern and Contemporary Art in Turin. The architect's research was fed by numerous trips to Piedmont and Val d'Aosta, aimed at studying medieval and Baroque buildings through drawing, as well as photographs. Two different ways of capturing moments of reality that coexist in Nigra's work and in Turzeniecka's in the desire to register reality.

